Nuova Cassanese, il cantiere infinito.  Sul sito ufficiale dell’opera gli aggiornamenti risalgono al 2024. Poi il nulla. Mentre l’acqua, principale ostacolo all’avanzamento, sgorga copiosa dai cantieri aperti come se fosse un’emorragia in un corpo squarciato. Una strada impantanata che, a fare i conti fino in fondo, avanza più lentamente di un pedone distratto. La nuova Cassanese, nel tratto tra la tangenziale Est e Pioltello, passando per Segrate, misura circa 4.200 metri. In questo tratto di lavori interminabili ballano un po’ di numeri. Il primo costo ufficiale censito risale al 21 dicembre 2001: 113,621 milioni di euro. Nel 2019 il quadro economico del tratto rosso è stato aggiornato a 155.618.543,24 euro, di cui 17,05 milioni destinati all’acquisizione delle aree necessarie all’intervento.

Tradotto in numeri che fanno impressione: dal 21 dicembre 2001 a oggi, 12 marzo 2026, sono passati 8.847 giorni. Se si divide la lunghezza dell’opera per questo tempo, il risultato è quasi surreale: 47,5 centimetri al giorno. Nemmeno mezzo metro al giorno. Se la si arrotonda in modo più prudente a “25 anni”, si scende comunque a circa 46 centimetri al giorno.

Anche il conto economico merita di essere guardato senza anestesia. Quei 155,6 milioni significano circa 37 mila euro per ogni metro di strada, cioè poco più di 370 euro per ogni centimetro. E l’aumento rispetto al primo costo ufficiale è di quasi 42 milioni di euro: in media, lungo questa odissea amministrativa, il rincaro è stato di circa 4.748 euro al giorno. E noi paghiamo.

Ma la vera particolarità di questa storia è che il colpevole non è indicato soltanto nella solita liturgia italiana dei ritardi, dei passaggi istituzionali, degli accordi integrativi e dei blocchi finanziari. Nelle carte della Città metropolitana si legge testualmente che l’attuazione dell’Accordo di Programma ha avuto «fasi alterne di accelerazione e di stallo» e che gli incrementi del costo di costruzione sono stati legati «principalmente all’innalzamento della falda acquifera», oltre ai vincoli alla spesa degli enti locali. È qui che la vicenda cambia faccia: non è solo burocrazia, è geologia. Non è soltanto politica amministrativa, è territorio che presenta il conto. Del resto la nuova Cassanese attraversa un quartiere che si chiama Lavanderie, da sempre ricco di acqua e risorgive.

L’acqua, insomma, torna a essere protagonista. Non l’acqua dei rubinetti, non l’acqua come risorsa, non l’acqua come bene comune. Qui è la falda: invisibile, silenziosa, ostinata. Sta sotto il cantiere, sotto i progetti, sotto le delibere, sotto i rendering. Eppure è lei, più di tanti comunicati, a spiegare perché quattro chilometri possano trasformarsi in un’impresa lunga oltre un quarto di secolo.

Il sito del progetto ricorda che il tratto B, quello rosso, ha visto l’avvio dei lavori all’inizio di giugno 2022. Ma la storia vera parte molto prima: il costo ufficiale c’era già nel 2001, l’Accordo di Programma decisivo arriva nel 2009, poi vengono gli atti integrativi, le revisioni, gli espropri, le gare, i nuovi quadri economici. In mezzo, l’acqua che inonda i cantieri.

Alla fine resta una fotografia quasi perfetta dell’Italia infrastrutturale: un’opera breve, costosa, lunghissima da realizzare e scavata in un territorio che non perdona l’approssimazione e gli sprechi. La nuova Cassanese non è soltanto una strada incompiuta o tardiva. È il racconto di un’opera pubblica che ha dovuto fare i conti con il suo nemico più antico: l’acqua sotto i piedi di chi l’ha sottovalutata.

Giuseppe Altamore

Di Giuseppe Altamore

Giornalista e saggista italiano, fondatore e direttore del mensile "Benessere. La salute con l'anima" fino al 31 dicembre 2023

2 pensiero su “Nuova Cassanese impatanata, il cantiere infinito”
  1. buongiorno,
    a dire il vero la storia della Cassanese bis risale agli anni ’80, a memoria 1986.
    Il progetto originale (Anni ’80): Il “primo lotto” della Cassanese Bis prevedeva lo svincolo di Lambrate e il primo tratto in trincea verso Segrate. Molte delle strutture in cemento che i residenti hanno visto per decenni, come rampe e pilastri rimasti incompiuti, appartengono a quella fase di lavori interrotti.
    Trent’anni di stallo: Dopo l’avvio negli anni ’80, i lavori si bloccarono quasi subito per mancanza di fondi e contenziosi infiniti. Per oltre 30 anni, quel tratto al confine con Milano è rimasto uno “scheletro” urbano, con i famosi viadotti che finivano nel vuoto.
    La ripresa moderna: Solo in tempi recenti quel nodo è stato sbloccato. Il tratto di competenza di Milano Serravalle, che si innesta proprio allo svincolo di Lambrate della A51, è stato dichiarato concluso o in fase finale solo tra il 2021 e il 2022.

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