> L'Académie de l'Eau, organismo creato dai comitati di bacino
in Francia www.academie-eau.org/
9.11.2012
E dopo il referendum tutto tornò come prima
Acqua pubblica o acqua privata? Che cosa è successo dopo il referendumn del 12 giugno? Nulla. Non c'è stata e non ci sarà la cosiddetta pubblicizzazione degli acquedotti Spa. Il referendum ha il solo merito di eliminare l'obbligotorietà degli affidamenti entro il 31 dicembre. Nemmeno il quesito sulla remunerazione del capitale sposta più di tanto lo scenario. Tanto che Niki Vendola, a proposito dell'Acquedotto pugliese, ha precisato che continuerà ad applicare la norma che prevede una remunerazione del 7% altrimenti non si sa come pagare gli investimenti del colosso pubblico. Per il resto, la legge non vieta la privatizzazione. Se gli azionisti di un servizio idrico (i Comuni) decidono di indire una gara a evidenza pubblica per l'ingresso di un socio, pubblico o privato non importa, lo possono fare. Continua a leggere...
Un Paese che ha bisogno di un piano nazionale per l'acqua
Otto milioni di italiani che rimangono a secco e non solo d’estate.
Il 30 per cento del Belpaese che scarica il contenuto delle fogne
direttamente nei fiumi e nel mare senza il passaggio nel depuratore.
Una rete idrica colabrodo con perdite medie del 35 per cento e punte
di oltre il 50 per cento. È la radiografia di un Paese che fa acqua
da tutte le parti. Un’emergenza ignorata che ci costerà oltre 60
miliardi di euro distribuiti in 30 anni. Soldi che sborseremo con
le bollette sempre più salate, tanto che il Coviri (Comitato di
vigilanza sulle risorse idriche) ha calcolato che pagheremo come
minimo 115 euro in più a testa ogni anno per 20 anni. Una bolletta
più cara di 460 euro all’anno per una famiglia di quattro persone.
Un servizio dunque che ci costerà sempre di più, secondo alcuni
anche per effetto della privatizzazione, ma al di là dei milioni
di italiani che durante l’estate hanno una dotazione media a persona
che scende ai livelli del Congo, cioè sotto i 50 litri al giorno,
com’è la qualità di ciò che beviamo?
Ma che cosa beviamo davvero?
«La nostra acqua potabile è ottima», esordisce Massimo Ottaviani,
direttore del Reparto di igiene delle acque interne dell’Istituto
superiore di sanità (Iss), «i controlli sono effettuati con regolarità
dalle Arpa, dalle Asl e dagli stessi gestori». Una qualità garantita
da una legislazione severa. «Anche se la responsabilità del gestore
si arresta al contatore». Spesso sono le condutture dei privati
a nascondere qualche insidia. «In linea di massima non abbiamo riscontrato
problemi», rassicura il dirigente dell’Iss. «Da una recente ricerca,
sono emersi pochi casi critici per il superamento del limite previsto
per il nichel e il piombo, ma nulla di drammatico».. Continua
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Se le bottiglie di plastica rilasciano ormoni
L'acqua minerale in bottiglia di plastica potrebbe essere contaminata da
ormoni estrogeni, esponendoci costantemente a una fonte di xeno-ormoni
(ormoni di origine esterna al nostro corpo) non indifferente, con
potenziali conseguenze sull'organismo. Lo sostiene uno studio di
Martin Wagner e Jorg Oehlmann della Goethe University di Francoforte,
pubblicato sulla rivista Environmental Science and Pollution Research.
Analizzando un campione di 20 marche di acqua minerale in vendita
(8 in bottiglia di plastica, 8 in vetro, due in cartone), i ricercatori
hanno scoperto che composti ormonali presenti nella plastica della
bottiglia possono essere rilasciati nell'acqua. Inoltre in un test
riproduttivo, effettuato con le lumache terrestri, si è visto che
questi xeno-ormoni sono attivi e aumentano il numero di embrioni
prodotti dall’animale quando la lumaca viene messa a contatto con
l’acqua delle bottiglie di plastica. Gli esperti hanno trovato tracce
di xeno-ormoni nel 60% del campione (12 delle 20 marche). La minerale
in vetro ha un contenuto inferiore di estrogeni che non quella in
bottiglie di plastica e nel cartone: il 33% di tutta la minerale
in vetro contro il 78% di quella in plastica e il 100% (tutte e
due i campioni) in cartone hanno mostrato significativa attività
ormonale. “Quella da noi scoperta - concludono gli autori - deve
essere in realtà solo la punta di un iceberg, di certo molti altri
cibi con l'imballaggio in plastica rappresentano un'enorme fonte
di xeno-ormoni che contaminano i nostri cibi”.
Otto milioni di Italiani che sognano di aprire i rubinetti
C’è
una provincia dell’Italia peninsulare dove l’acqua potabile è un
lusso. I rubinetti di Agrigento, di Canicattì, Favara, Sciacca e
di tanti altri Comuni rimangono a secco per giorni e giorni. Manca
l’acqua? No, ce ne sarebbe più che a Bolzano. Solo che le dighe,
le condotte e i costosissimi impianti di dissalazione sono stati
costruiti più per dare “da mangiare” che da bere. La gente protesta,
sindaci e amministratori locali presidiano le piazze e la sede della
Regione, così ogni tanto piovono milioni di euro che tengono in
piedi dighe disastrate e clientele elettorali. La Sicilia, purtroppo,
non è un caso isolato: in Italia 8 milioni di cittadini non hanno
un accesso regolare all’acqua potabile; nei mesi estivi la dotazione
media giornaliera per abitante è al di sotto dei 50 litri, la soglia
che l’Organizzazione mondiale della sanità ha fissato per garantire
un minimo di igiene e di vita civile. Per
saperne di più...
Troppi pesticidi nelle falde
Circa 130 pesticidi diversi nelle acque italiane. Nel 36,6% dei
casi le concentrazioni superano i limiti di legge delle acque potabili.
L'allarme è contenuto nel rapporto dell'Istituto Superiore per la
Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ''Residui di prodotti
fitosanitari nelle acque-Rapporto annuale, dati 2006'' reso noto
a dicembre. In Italia si impiegano circa 300 tipi di sostanze diverse,
per un quantitativo complessivo di circa 150.000 tonnellate all'anno.
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Le guerre dell'acqua sull'Appennino
Questa
è la storia della corsa all’oro blu, un affare mondiale da 80 miliardi
di dollari e solo in Italia di circa tre miliardi di dollari. Stiamo
parlando solo dell’acqua imbottigliata, perché i servizi idrici
raggiungono addirittura quota 400 miliardi di dollari. Acqua e denaro:
un binomio inscindibile, come dimostra questa storia. Siamo nelle
Marche, un angolo di terra stretto tra la montagna e il mare. continua
a leggere...
>Uno studio della "Rivista italiana d'igiene", pubblicato nel 2008, getta una torbida luce sulla qualità dell'acqua potabile in Italia. Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università Federico II di Napoli, esamina la qualità delle acque distribuite in 50 città italiane di 17 regioni e la qualità delle acque minerali imbottigliate di 24 differenti marche, corrispondenti al 73 % del mercato.
I risultati ottenuti indicherebbero alcuni elementi di criticità dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti antropici, di natura chimica (composti organo alogenati e trialometani) e microbiologica.
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> Tutti i servizi pubblici locali sul mercato entro
il 2010: che cosa dice
il famigerato articolo 23 bis della Legge
133 del 6 agosto 2008...
> La gestione europea del ciclo idrico integrato, una riflessione.
“Non è l’acqua a essere scarsa, ma il denaro”, afferma
Bernard Barraqué...
>La crisi idrica globale Guerre dell’acqua: un’espressione suggestiva,
una formula giornalistica che evoca scenari apocalittici, moltitudini
assetate ed eserciti che si fronteggiano fino all’ultima goccia.
Ma che cosa c’è di vero? Continua
a leggere...Nella foto: le Alture del Golan al confine
tra Israele e Siria.
La lettera della Commissione Europea in risposta al reclamo dell'eroico
cittadino Pasquale Merlino (la sua storia l'ho raccontata nel mio
libro: Qualcuno vuol darcela a bere). Leggi
il documento