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E dopo il referendum tutto tornò come prima
Acqua pubblica o acqua privata? Che cosa è successo dopo il referendumn del 12 giugno? Nulla. Non c'è stata e non ci sarà la cosiddetta pubblicizzazione degli acquedotti Spa. Il referendum ha il solo merito di eliminare l'obbligotorietà degli affidamenti entro il 31 dicembre. Nemmeno il quesito sulla remunerazione del capitale sposta più di tanto lo scenario. Tanto che Niki Vendola, a proposito dell'Acquedotto pugliese, ha precisato che continuerà ad applicare la norma che prevede una remunerazione del 7% altrimenti non si sa come pagare gli investimenti del colosso pubblico. Per il resto, la legge non vieta la privatizzazione. Se gli azionisti di un servizio idrico (i Comuni) decidono di indire una gara a evidenza pubblica per l'ingresso di un socio, pubblico o privato non importa, lo possono fare. Unica eccezione in un panorama sostanzialmente statico è la trasformazione dell'Arin Spa di Napoli in azienda speciale.
Il 23 settembre la Giunta del Comune di Napoli ha deliberato la trasformazione dell'Arin da Società per azioni in azienda di diritto pubblico. Nasce quindi "Acqua Bene Comune Napoli", il primo, effettivo passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico.
Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, insieme al Comitato acqua pubblica Napoli, esprime soddisfazione e si augura che l'esempio napoletano venga al più presto seguito da tutte quelle amministrazioni che a oggi non stanno dando seguito alla volontà degli italiani chiaramente espressa il 12 e 13 giugno scorso.
La delibera che sancisce la nascita della nuova azienda pubblica porta anche la firma di uno degli estensori dei quesiti referendari, oggi assessore ai Beni comuni, Alberto Lucarelli.
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