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Storica sentenza del Consiglio di Stato sui beni comuni

La sentenza del Consiglio di Stato 5501/0 ottenuta dal Comitato acqua pubblica di Aprilia ha riportato in vita alcuni articoli della Costituzione che Comuni, e non solo, sembra abbiano come cancellato.

Il merito va ai cittadini di Aprilia e ai loro avvocati e consulenti per questa sentenza che ha portato i giudici a riaffermare due principi costituzionali che in questi ultimi anni sembravano, e sembrano, andati persi:
1) la " sovranità del popolo" o dei cittadini-utenti (artt. 1 e 43 Cost.).
2) l'autonomia dei Comuni (artt. 5 e 114 Cost.).

Sul punto 1) ecco alcuni passaggi che noi tutti, a partire dagli organi di governo e tecnici di tutti gli Enti Locali , dovremmo scolpire nelle menti, e nel cuore:
"La posizione degli utenti di un servizio pubblico è stata innovata profondamente dalla legislazione ... La lettura del precetto (ndr. l'art. 2 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206) impone di modificare in modo profondo l'orientamento precedente che assegnava agli utenti di un servizio pubblico una posizione per dir così subalterna, nella migliore delle ipotesi, all'attivazione di un soggetto collettivo o portatore comunque di interessi confusi".
Sul punto 2), ecco alcuni passaggi del Consiglio di Stato:
"... capacità di determinazione dell'organo consiliare dell'ente locale, che non può essere ristretta nell'ambito sostanzialmente vincolato di mera soggezione alle scelte della Conferenza dei sindaci e presidenti".

Il passaggio di questo punto 2) è, a ben vedere, ancora più illuminante, e sconvolgente, rispetto a quanto capita, del punto precedente.

Ecco perché.

Premessa la sua incontestabilità rispetto agli articoli 5 e 114 della Costituzione, se si pensa che per importantissimi servizi pubblici locali come: 1) Sanità, 2) Sociale, 3) Servizi idrici Integrati, 4) Rifiuti solidi urbani, 5) Turismo eccetera, tutti compresi in Ato (Ambiti territoriali ottimali), i consigli comunali degli 8.102 comuni italiani sono stati letteralmente "ristretti", " vincolati" e "soggetti alle scelte dei sindaci e presidenti". In altre parole, i consigli comunali sono stati via via, sostanzialmente, tagliati fuori; salvi, rispetto a Spa e Srl, magari quotate in borsa, utopici, dal mio punto di vista e non solo, poteri di " regolazione" e " controlli". Evidentemente quanto sta avvenendo a livello mondiale a causa del " pensiero unico", del " libero mercato", non è ancora giunto nelle menti dei nostri Amministratori comunali.

Infatti, i predetti servizi pubblici locali continuano a essere progressivamente esternalizzati a Società di capitali: Spa e Srl; persone giuridiche private con tanto di amministratori delegati, consigli di amministrazione e tecnici su cui gli stessi sindaci, meno che mai i consigli comunali (checché si sia inventato, e si inventi, sul "controllo analogo" che i consigli comunali eserciterebbero sulle Spa e Srl a totale capitale pubblico o misto, in house), mettono il becco. Come dire che la “frittata”, o la perdita dei predetti beni comuni da parte dei cittadini- sovrani- utenti diventa, a ben vedere, totale.

C'è ancora qualche cittadino- sovrano- utente, alle prese con un qualche servizio comunale che non va, che riesca a comunicare, adeguatamente, con il rispettivo gestore o, men che mai, con il proprio amministratore locale?

Partendo da questa sentenza del Consiglio di Stato n. 5501/09 e l'attenzione dei molti Forum sparsi per l'Italia a tutela dei beni comuni, forse si può capire meglio quanto si ripete da alcuni anni. Cioè che a partire dalla elezione diretta dei sindaci, 1993, con contestuale creazione di soggezione dei consigli comunali alla loro volontà (se il Sindaco si dimette si scioglie il Consiglio Comunale), il welfare locale degli 8102 Comuni Italiani ha cominciato a retrocedere.

Non solo. Se a questo, a partire dal 1997, si aggiunge lo spoil system, o la " fidelizzazione e feudalizzazione" della dirigenza pubblica o sua " soggezione", ancora, alla figura del Sindaco, la frittata è fatta; completamente. In altre parole, si teme fortemente, e si è più volte scritto, che si è pregiudicata la stessa democrazia locale.

A Perugia, ho scoperto, hanno uno Statuto comunale con un articolo, il 19, che consente, con la sottoscrizione di almeno 1.000 cittadini, di proporre un ordine del giorno da sottoporre al consiglio comunale. Oltre a questo articolo il Comune di Perugia ha anche il Regolamento per la sua applicazione. Detto fatto gli amici di Perugia hanno raccolto ben oltre le 1.000 firme su moduli vidimanti dal segretario comunale contenenti una proposta di delibera consigliare per l'introduzione nello Statuto del Comune di Perugia del principio che l'acqua è bene comune privo di rilevanza economica; e altro ancora in 4 punti.

Mi hanno anche raccontato di alcune peripezie con gli uffici comunali nella predisposizione e raccolta delle firme. Evidentemente quegli uffici non sono ancora a conoscenza di quanto scrivono i giudici della Suprema Corte di giustizia nella sentenza n. 5501/09 sui cittadini- sovrani- utenti.

Prendo spunto di queste piccole loro disavventure con l'ufficio elettorale di Perugia per due cose.

La prima per dire loro, e a tutti, quante volte ho ripetuto al buon Alberto De Monaco di Aprilia via via che mi faceva conoscere gli atti di quel di Aprilia: "Ma segretari, direttori e dirigenza di Ato, comuni e provincia, quali pareri hanno espresso su delibere, contratti eccetera che mi fai vedere? Hanno scritto qualcosa, a chi di dovere, ad esempio, sull'Atto costitutivo di pegno vincolante più Comuni (fatto dal mio punto di vista non solo illegittimo ma anche peggio; non fosse per i rischi patrimoniali che si fa correre ai Comuni), a garanzia di mutui promossi per un project financing con dietro la DEPFA BANK? Eccetera".

Alcuni anni fa, esaminando i Rendiconti di più Comuni, rimasi stupito al punto che, rivolto ai sindaci e ad altri amministratori, ho detto loro:
"Se il cittadino esaminasse questi dati, c'è il rischio che vengano negli uffici e che rompano tutto. Infatti, pur detraendo l'inflazione, avete quasi raddoppiato i prelievi alle famiglie, ma non certo raddoppiato i servizi; anzi”. I dati li ho dati anche ai giornali. Ma non è successo nulla.

Ecco i dati:

1) Unione Comuni Valdaso (7 Comuni Marchigiani):
Pressione finanziaria per abitante (cioè somma di tributi e altre entrate per abitante) - totale dei 7 Comuni :
1995 € 1425, 00
2005 € 2999, 00
2) Comunità Montana dei Sibillini (11 Comuni entroterra province Ascoli e Fermo):
Pressione finanziaria per abitante (cioè somma di tributi e altre entrate per abitante) - totale degli 11 Comuni :
1996 € 1975,00
2004 € 4395,00
3) Comuni: San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, Fermo, Civitanova Marche, Jesi, Senigallia, Fano:
Pressione finanziaria per abitante (cioè somma di tributi e altre entrate per abitante) - totale dei 7 Comuni :
1996 € 2881,00
2004 € 5228,00

Ieri sono entrato nel sito del Comune di Foligno (PG). Deve avere un impiegato molto diligente. Trovo così i dati dei suoi dipendenti dal 1996 al 2008. In un'altra pagina c'è il costo del personale sempre dal 1996 al 2008. Ecco i dati:
N° dipendenti
1996 390
2008 365
Si può vedere che ci sono 25 dipendenti in meno. Immaginavo un taglio di spese. Ma ecco la sorpresa; totali spese del personale:
1996 € 9.261.705,00
2008 €15.896.097,00
Anche qui, si taglino tutti i valori inflattivi e si mettano dentro tutti i nuovi contratti. Resta un aumento di costi del personale che, se comparato sempre con i servizi al cittadino, le domande che sorgono sono molte.
Una è: se i forti aumenti della " pressione finanziaria per abitante", più che finire a incrementi quali-quantitativi dei servizi al cittadino, come sarebbe logico e giusto, non siano invece finiti alla burocrazia.
Grazie al recente obbligo di legge di pubblicazione delle retribuzioni dei Segretari Comunali e dei Dirigenti, ho potuto vedere che i compensi annui, ad esempio, degli 11 dirigenti del Comune di Foligno, vanno da un minimo di €68.035,73 a un massimo di €118.498,00. Stessa cosa suppongo possa emergere anche dagli altri Comuni Italiani.
A questo punto la domanda se la forte crescita della Pressione finanziaria per abitante invece che tradursi in miglioramenti quali-quantitativi dei servizi pubblici locali possa essere servita, in forte misura, per le crescite retributive della dirigenza, sembra trovare conferme.

27 settembre 2009 Luigi Meconi