|
Che cosa
beviamo davvero?
Semmai il problema più serio potrebbe essere rappresentato dalle
deroghe previste dalla legge per quelle zone del Paese che non riescono
a rispettare i parametri fissati dal Decreto legislativo n. 31 del
2001. Deroghe che erano state concesse in via temporanea per due
trienni consecutivi dal ministero della Salute e scadute il 30 aprile
del 2009. Di conseguenza, l’acqua di alcune zone delle Province
autonome di Trento e di Bolzano e delle Regioni Campania, Lazio,
Lombardia, Toscana e Umbria avrebbe dovuto essere dichiarata non
"potabile". Ma un provvidenziale Decreto ministeriale
del 30 dicembre 2009, firmato da Ferruccio Fazio, ha "derogato"
le deroghe in attesa del pronunciamento della Commissione europea.
Così, gli abitanti di alcuni Comuni del Centro-Nord continuano a
bere acqua con un contenuto di arsenico che supera abbondantemente
il limite di 10 microgrammi per litro. «È giusto essere prudenti»,
dice Ottaviani, «ma parliamo di un rischio remoto, considerando
un consumo di due litri al giorno per 70 anni... semmai il problema
è un altro: certi allarmi sono strumentalizzati dalla concorrenza,
spesso sleale: chi vende l’acqua minerale».
|
|